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28.04.2006
In mensa
Lui ha le calze di lana lunghe a losanghe di vari colori e questo riassume tutta la sua persona. Nel piano regolatore del suo abbigliamento le calze non sono periferia, questo è certo. Le calze losangate non sono indice di trascuratezza, ma piuttosto di grande attenzione. E così la camicia a righe larghe indaco-rosa-bianco. Verso ogni particolare del suo abbigliamento c’è un atto d’amore. Vive talmente immerso nei particolari che trascura la visione d’insieme, ecco tutto.
Ama troppe cose, non sa essere selettivo, non è il tipo che dice se mi piace una cosa, non può piacermene un’altra solo perché le due non vanno d’accordo fra loro. Se le due cose non vanno d’accordo è un problema loro, perché no? Dunque non se ne preoccupa. Quindi non è eccentrico, nè trascurato, è solo innamorato dei particolari, delle piccole cose, piccole cose molto tangibili e materiali. Come il bicchiere di vino che sorseggia lentamente. Ha mangiato e ora sorseggia il bicchiere di vino con una lentezza incredibile. E rimane seduto nonostante abbia finito. Non sta aspettando nessuno. Si sta solo godendo l’attimo in “piena” solitudine. Non è in pausa pranzo. La pausa pranzo per tutti è come un’apnea, invece lui non ha fretta e, a parte questo, nessuno in pausa pranzo beve vino, o se lo beve non se lo gode in quel modo.
Nella fauna della mensa ci sono tante specie animali. Lui non è un bancario anche perché i bancari mangiano in branco, non è un dipendente pubblico perché nei loro buoni pasto il bicchiere di vino non ci sta dentro, e poi si può anche escludere che lui abbia un impegno lavorativo nell’immediato dopo pranzo. Ecco, è uno studente universitario, ce ne sono tanti qui, e lui non ha fretta di tornare a studiare, benchè sia sicuramente fuori corso a quell’età.
Non ha una fidanzata. Pensa che una fidanzata comincerebbe a tracciare attorno a lui dei limiti, e soprattutto delle graduatorie di importanza: per come è fatto lui non ci sarebe differenza tra l'amore per lei e per quelle calze a losanghe e per quel bicchiere di vino, e per tanto che sia, vaglielo a spiegare a lei!
E’ fuori corso, senza fidanzata. E’ socievole (il vino è una garanzia), ma non disdegna stare da solo. E infatti se ne sta per conto suo. E’ innamorato anche di quello che studia, e come ogni innamorato è assolutamente privo di senso pratico. Non riesce a dare esami, ma non perché non studia, piuttosto perché non riesce a vedere limiti in quello che studia. Ogni studente nella sua carriera universitaria, se vuole costruire qualcosa di solido, se vuole dei risultati concreti, per cominciare deve tracciare dei limiti … che so … la prima e l’ultima pagina del libro, le cose che chiedono e quelle che non chiedono, il primo e l’ultimo esame, la prima e l’ultima lezione, il primo e l’ultimo anno di corso.
Lui è “off limits”.
Recupera il maglione da un attaccapanni e se lo mette sulla sedia vicina. Ma non sta andando via, rimane seduto. Elementare Watson! non ha fiducia nella propria memoria! Sa che rischia di dimenticarselo, se non lo tiene sotto gli occhi. In realtà non è che non abbia memoria, è che quando uno non è selettivo la memoria è come un immenso minestrone dove c’è dentro di tutto, dunque non serve a molto. Per questo non fa una ottima figura agli esami. Media del 24.
Studia psicologia. E sta studiando tutti i personaggi seduti nella mensa, uno per uno.
Guarda caso è seduto in un tavolo d’angolo e guarda caso è l’angolo dal quale si ha la visuale più ampia (anche il telaio dei suoi occhiali ha un ampiezza al disopra della media). Non vuole avere nessuno dietro le spalle, sarebbe come tracciare dei limiti alla sua osservazione. Non vuole perdersi niente, e il tempo non gli manca. Vorrebbe capire se sono più malati i quattro bancari che anche davanti alla pasta coi broccoli continuano a parlare di mutui e bonifici o se è più malato quel tipo che sta da solo e maldestramente finge di non osservarlo. Gli sembra tutto così meravigliosamente assurdo.
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